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REGISTRO DE OBRAS

Dodici progetti su dodici: la Regione Toscana finanzia tutti i Seal of Excellence dell’UniPi

Sono 12 su 12 i progetti Seal of Excellence (SoE) presentati dall'Università di Pisa e finanziati dalla Regione Toscana, con un contributo di circa 130mila euro per ciascun progetto nell'arco di due anni. Le ricerche coinvolgono sei dipartimenti dell'Ateneo e spaziano fra ambiti molto diversi, dai biomateriali alla preistoria, dalla matematica alle tecnologie quantistiche, fino alla biologia, alla medicina e alla sensoristica.

«Il Seal of Excellence è un riconoscimento che certifica l'elevata qualità di progetti che hanno superato le soglie di valutazione dei bandi europei, ma che non hanno potuto ottenere il finanziamento comunitario per esaurimento delle risorse disponibili – spiega Benedetta Mennucci, prorettrice dell'Università di Pisa – Il sostegno della Regione Toscana consente quindi di non disperdere questo patrimonio di competenze e idee offrendo ai ricercatori l'opportunità di sviluppare sul territorio progetti di eccellenza già riconosciuti come tali a livello europeo».

Il progetto 3D-SCAFTHERA, condotto da Hanaa Mabroum sotto la supervisione di Dario Puppi del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale, riguarda l'ambito dei biomateriali e della medicina rigenerativa ed ha l'obiettivo di sviluppare scaffold, cioè strutture tridimensionali impiantabili, per favorire la rigenerazione delle ossa e rilasciare localmente farmaci.
Il progetto BUNDLES, condotto dal Matteo Tomasini sotto la supervisione di Niccolò Mazzucco del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere, studia la neolitizzazione dell'Europa, cioè il passaggio dall'economia di caccia e raccolta a un'economia basata sull'agricoltura e sull'allevamento, con l'obiettivo di modellizzare la trasmissione simultanea e la coesistenza di varie pratiche culturali.

Il progetto CoLoQuST, condotto da Umberto Morellini sotto la supervisione di Chiara Boccato del Dipartimento di Matematica, parte da una delle maggiori sfide della fisica matematica moderna: comprendere il comportamento della materia in condizioni estreme. Il progetto punta allo sviluppo di future tecnologie quantistiche e si concentra sullo studio dei gas quantistici, ossia atomi raffreddati a temperature vicino allo zero assoluto, confinati in una o due dimensioni.

Il progetto COMPLECTERE, condotto da Alessandro Gallo sotto la supervisione di Elisabetta Palagi del Dipartimento di Biologia, studia come i diversi sistemi sociali influenzino la comunicazione e la cognizione sociale nei mammiferi, in particolare nei gelada, babbuini amadriade, leoni e iene maculate. Osservazioni, esperimenti, bioacustica, machine learning e deep learning analizzeranno segnali vocali, visivi e multimodali, chiarendo come gli individui sviluppino competenze comunicative e si adattino all'incertezza sociale.
Il progetto CRIT-PS, condotto da Sotirios Kotitsas sotto la supervisione di Mario Maurelli del Dipartimento di Matematica, studia come le sostanze vengono trasportate e disperse nei fluidi turbolenti. L'obiettivo è comprendere fenomeni apparentemente irregolari, come concentrazioni improvvise e dispersioni anomale, costruendo modelli matematici rigorosi capaci di descrivere meglio la turbolenza e i suoi eventi estremi.

Il progetto DynamAOT-F, condotto da Francesco Mattesini sotto la supervisione di Dario Trevisan del Dipartimento di Matematica, studia nuovi strumenti matematici per confrontare fenomeni casuali che cambiano nel tempo, utilizzando solo le informazioni disponibili in ogni momento. L'approccio trova applicazione soprattutto nella finanza, dove consentirà di migliorare i modelli utilizzati per determinare il prezzo di prodotti finanziari complessi e renderne più affidabile la valutazione.

Il progetto FAR-BioSENSE, condotto da Kajal Chaudhary sotto la supervisione di Filippo Costa del Dipartimento di Ingegneria dell'Informazione, svilupperà un sensore ultrasottile e trasparente, leggibile a distanza per monitorare la pressione intraoculare nel glaucoma. L'obiettivo è poi di estendere questa tecnologia per produrre una nuova generazione di sensori per monitorare altre patologie migliorando il comfort dei pazienti.

Il progetto FibroLncFun, condotto da Ajay Kumar Danga sotto la supervisione di Andrea Cerase del Dipartimento di Biologia, studia i micropeptidi, piccolissime proteine prodotte da molecole di RNA, per comprendere il loro ruolo nella riparazione dei tessuti, nell'invecchiamento e nella capacità delle cellule staminali di generare diversi tipi cellulari. I risultati potranno aprire la strada a nuovi target terapeutici e biomarcatori clinici per malattie fibrotiche e legate all'invecchiamento.

Il progetto OSTEOMECH, condotto da Julia Aramendi sotto la supervisione di Antonio Profico del Dipartimento di Biologia, studierà gli effetti dell'osteoporosi sul femore, integrando approcci archeologici, antropologici e medici. Attraverso l'analisi di scheletri datati dall'Età del Bronzo ai giorni nostri, OSTEOMECH esplorerà come età, sesso e stile di vita abbiano influenzato nel tempo qualità e resistenza ossea e offrirà nuove prospettive sulle radici storiche dell'osteoporosi mostrando come la storia degli stili di vita possa aiutarci ad affrontare le sfide sanitarie attuali.

Il progetto PLAYMORE-HUB, condotto da Carolina Fioroni Ribeiro Da Silva sotto la supervisione di Giuseppina Sgandurra del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, svilupperà un programma di riabilitazione personalizzato e basato sul gioco per bambini in età prescolare con paralisi cerebrale. Il progetto combina l'Action Observation Training con attività per gli arti e per le abilità motorie globali, insieme a un'applicazione digitale per facilitare la comunicazione tra famiglie e professionisti sanitari. Il progetto si propone di contribuire a realizzare una riabilitazione più efficace, partecipativa, equa e sostenibile.

Il progetto PRISM-DR, condotto da Prem Sai Regalla sotto la supervisione di Filippo Costa del Dipartimento di Ingegneria dell'Informazione, svilupperà una nuova generazione di sensori wireless, sensibili, robusti e a basso costo, per il monitoraggio accurato di spostamenti e pressione. La tecnologia sarà sperimentata nel monitoraggio strutturale, nell'automazione industriale, nella robotica, nell'aerospazio e nelle applicazioni biomediche.

Il progetto X-GRASP, condotto da Morkoss Medhat sotto la supervisione di Andrea Cerase del Dipartimento di Biologia, studia come RNA e proteine si organizzano all'interno delle cellule e perché, in alcuni casi, passano da strutture fluide a aggregati solidi e dannosi. L'obiettivo è comprendere il ruolo di questi processi nei tumori e nelle malattie neurodegenerative come la SLA, individuando possibili bersagli per nuove terapie personalizzate basate sull'RNA.

(De: UniPi News, 2 de Octubre del 2026. En breve la Versione Spagnola)

La pietra di Sisifo per la Redazione del Blog

VERSIONE SPAGNOLA

Ci sono giorni in cui portare l'acqua alle piante vicine diventa una spedizione difficile e tremante.

Non perché le piante siano lontane. Ma perché il corpo non è più lo stesso da quella mattina in cui una mattonella di un marciapiede dissestato si è sollevata sotto i miei piedi. Un istante. Solo un istante. Appena pochissimi secondi...

E tredici mesi dopo, eppure, quell'istante continua a essere presente. Nel collo che scricchiola. Nel capogiro che compare senza preavviso. Nell'instabilità che trasforma ogni passo in una negoziazione con il proprio corpo. Nel dolore notturno che interrompe il sonno e ricorda, con puntualità implacabile, che qualcosa è cambiato quel giorno. Nel contrarsi ad afferrare un mobile, nell'appoggiarsi alla parete, nello stringersi forte alla ringhiera delle scale. E senza abbassare la testa, altrimenti il capogiro diventa insopportabile.

Sisifo spingeva la sua pietra. La pietra cadeva. E ricominciava da capo.

Ciò che nessuno racconta di questo mito è ciò che accade tra una salita e la successiva. Il tempo in cui la pietra è a terra e

Sisifo la guarda, sapendo ciò che lo aspetta. Quel tempo — quel peso anticipato — è forse la parte più difficile.

Stendere i panni. Annaffiare le piante. Camminare senza calcolare ogni passo, senza temere di cadere o di sembrare reduce da una festa di eccessi. Dormire senza svegliarsi per il dolore.

Cose che prima non avevano un nome perché non avevano bisogno di averlo. E che ora costano ore di riposo forzato a ogni

episodio che irrimediabilmente si ripete. dover cancellare impegni perché l'unica opzione rimasta è rifugiarsi al sicuro in

casa...Non si tratta solo di dolore fisico, ma dei limiti nell'attività nel laboratorio, lo studio, la lettura e persino l'atto di

scrivere.

Il pavimento che si muove sotto i piedi di qualcuno che sta semplicemente camminando non dovrebbe MARCIAPIEDE 1

esistere. Tanto meno in un giorno in che la felicità era arrivare in una biblioteca a riconsegnare l'ammirato

Michelangelo.

Ma quando questo problema esiste e si trova in troppe zone della stessa città — e quando nessuno sembra

avere fretta di riconoscerlo — la pietra diventa ancora più pesante.

Tredici mesi equivalgono a 9.496 ore di incertezza, farmaci, esami, dolore e frustrazione.

"A buon intenditore, poche parole".

Nota: El accidente descrito en este artículo ocurrió el 15 de Septiembre de 2025, en la acera de la Via Nicola Pisano, Pisa.

Il gesto della disperazione per la morte di Meleagro su un sarcofago romano ha ispirato Nicola Pisano e Giotto per la SNS News

"Il gesto della disperazione" nell'arte europea, rappresentato da una figura con il busto proteso in avanti e le braccia gettate all'indietro a significare un profondo strazio, è al centro di una mostra a Milano presso la Fondazione Luigi Rovati, a cura di Salvatore Settis, alla quale ha dato un importante contributo paleografico la professoressa Giulia Ammannati (l'esposizione è visitabile dal 13 maggio al 2 agosto 2026).

Il gesto compare nell'arte classica, in vari contesti, compresa una serie di sarcofagi con il mito della "Morte di Meleagro".

Uno di questi (ca. 170-180 d.C.), appartenente alla collezione milanese Brenta-Torno, è al centro della mostra: si tratta di un pezzo di assoluto pregio, perché è probabilmente la fonte che ispirò prima Nicola Pisano (Pergamo del Duomo di Siena, ca. 1265) e poi Giotto (Compianto sul Cristo morto nella Cappella degli Scrovegni, ca. 1305).

«Fra il 1200 e il 1300 riemerge nell'arte questo gesto, che si era eclissato per mille anni dopo l'antichità classica – spiega

Giulia Ammannati, professoressa di paleografia alla Normale. Già nel secolo passato si era dubitativamente indicato il

sarcofago Brenta-Torno come possibile fonte per il recupero di Nicola e Giotto, ma senza troppe prove, se non il fatto che il

pezzo fosse attestato a Firenze alla fine del 1400.A compianto sul cristo morto26

Su questo sarcofago si è scoperta di recente un'iscrizione medievale, della seconda metà del 1200,

che ho studiato e datato, e che conferma in modo forte che sia proprio questo il modello di Nicola e

Giotto.

Si può finalmente dimostrare, infatti, che negli anni in cui operavano i due artisti il sarcofago era

accessibile, essendo stato riutilizzato come sepoltura familiare. L'iscrizione (rimasta incompleta)

recita: 'Sepulcrum filiorum' (Sepolcro dei figli)».

La mostra di Salvatore Settis, professore emerito ed ex Direttore della Scuola Normale, ricostruisce così in concreto la storia del recupero di un antico gesto di pathos, rimasto inutilizzato per mille anni dopo la classicità, riesumato da Nicola Pisano e Giotto e poi di lì arrivato ininterrottamente fino alla Guernica di Pablo Picasso.

De: SNS News, Giugno 2026. Foto: sns.it. Traducción: Redacción del Blog)

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